Dal canale specializzato alla gdo

18 Dicembre 2018
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MERCATO

Il biologico dei pionieri oggi deve reinventarsi per poter soddisfare il mercato e affrontare la concorrenza.

Partiamo spesso dalle esperienze estere per cercare di capire meglio cosa succede da noi, o cosa potrebbe accadere in un prossimo futuro. In materia di bio è spesso difficile trovare indicazioni utili per il nostro mercato interno, considerando le sue peculiarità.

In Francia, ad esempio, nel segmento oggi si sta assistendo ad una polarizzazione nella distribuzione organizzata che nel nostro paese è iniziata ormai da qualche anno.
A fronte di una domanda sempre più rilevante – fatturato nel 2017 di 8,4 miliardi di euro, +17% rispetto al 2016, una quota di mercato del 4,4% del food -, la gdo si è mossa in anticipo. In Francia, come spiega Le Telegramme, i canali della distribuzione organizzata, su grandi superfici, raggiungono il 45% del valore nelle vendite del bio, superando i negozi specializzati (37%), la vendita diretta (13%) o i piccoli negozi artigianali (5%).

Il canale specializzato, come in Italia ha cercato di radicarsi nel territorio per difendere la posizione, con nuove aperture: sono ben 2.700 i punti vendita nello specializzato. “In un anno, in Francia sono stati aperti 265 negozi biologici, quasi un’apertura al giorno. E si proseguirà nel 2019”, osserva Claude Gruffat, presidente della rete Biocoop e della federazione Natexbio, che riunisce la filiera della trasformazione e distribuzione di prodotti biologici ed ecologici.

I successo commerciale del bio della gdo è però un’ indicatore che non allontana tutte le perplessità. In Bretagna, un recente sondaggio di Iniziative bio Bretagne, la piattaforma intersettoriale regionale, nei 55 negozi specializzati bretoni rivela meno entusiasmo rispetto a due anni fa; per loro il supermercato è il concorrente numero uno e costituisce un ostacolo per il loro stesso sviluppo.

Valori fondanti. Ma se è giusto gioire del successo del bio (grazie al traino della gdo), gli attori storici  sono consapevoli di dover reinventarsi.  l modo migliore per resistere – scommettono a Natexbio – è scommettere sui valori fondanti: qualità, origine Francia, filiera corta, rafforzamento dei legami con i settori agricoli, equa distribuzione del valore e la relazione umana.

“Siamo estremamente esigenti in termini di garanzia per i consumatori – spiega Mickaël Coroller, responsabile della cooperativa “7 épis”, con 6 punti vendita nella regione – e vogliamo farli consumare meno e meglio”.

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Credits: Agostini Lab Srl