Da dove proviene il virus?

8 Aprile 2020
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Una relazione tra allevamenti intensivi e nuovo coronavirus.

C’è un “nesso di causalità” che si spinge tra individui ed ecologia parlando di Sars-CoV-2, spiega Rob Wallace (Agroecology and rural economics research corps di St. Paul, Minnesota) nell’articolo di Internazionale che ne riprende uno del Guardian.

Con buona pace delle teorie del complotto. Lo studio della sequenza genetica esclude la possibilità che sia stato creato in laboratorio. Il serbatoio animale originario del virus dovrebbe essere il pipistrello, perchè altri corona virus provenienti dallo stesso animale sono già passati all’uomo attraverso un ospite intermedio, il pangolino.

Se il percorso che ha portato il virus fino a noi è davvero questo, le interazioni cruciali sono due: quella tra noi e l’ospite intermedio, forse il pangolino, e quella tra l’ospite intermedio e i pipistrelli. Finora l’attenzione si è concentrata quasi del tutto su quella tra noi e l’ospite intermedio, e sono stati additati come colpevoli i mercati e le abitudini alimentari cinesi; ma perché la pandemia scoppiasse servivano entrambe le interazioni. E allora dove e come è avvenuto il passaggio dal pipistrello al pangolino o a un altro ospite intermedio, selvatico o semiselvatico?

La trasformazione economica della Cina, cominciata negli anni novanta, ha coinvolto anche la produzione alimentare portandola a livelli industriali. Come documentato dagli antropologi Lyle Fearnley e Christos Lynteris, un effetto collaterale è stata l’estromissione dei piccoli allevatori, alcuni dei quali hanno trovato nell’allevamento di specie “selvatiche” – un tempo semplice cibo di sussistenza – una nuova fonte di reddito.

Il settore è stato ufficializzato e i suoi prodotti sono stati considerati sempre più di lusso. I piccoli allevatori, però, non sono stati estromessi solo in senso economico: mano a mano che gli allevamenti intensivi occupavano più terra, sono stati estromessi anche in senso fisico e spinti verso zone incoltivabili, cioè verso il limitare della foresta dove si aggirano i pipistrelli e i virus che li infettano. La quantità e la frequenza dei contatti in questa prima interazione sono aumentate insieme al rischio del salto di specie.

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Credits: Agostini Lab Srl