Corona Virus, bio senza controllo

12 Marzo 2020
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MERCATO

Con le misure per affrontare l’emergenza, anche l’attività di controllo per la certificazione bio è stata fermata. Cosa significa esattamente?

Ora senza controllo ispettivo cosa succede al prodotto bio e agli agricoltori? Abbiamo rivolto la domanda a ATBio, l’associazione che riunisce i professionisti del controllo tecnico in agricoltura biologica. Informazioni utili per i consumatori e per i produttori.


– Con la sospensione delle attività di controllo da parte del personale degli Organismi di controllo del bio cosa succede esattamente?
Se, come tutti auspichiamo, la sospensione non supererà le tre settimane come da attuali disposizioni, i consumatori possono mantenere il loro consueto grado di fiducia nei confronti del sistema di controllo del biologico. Più precisamente, la circolare autorizza la sospensione ma qualora vi siano le condizioni per fare verifiche in sicurezza anche l’attività di audit presso le aziende può essere fatta. Inoltre, la sospensione avviene in un periodo dell’anno durante il quale le visite sono comunque limitate e non si tratta di assoluta mancanza di controllo poiché gli Organismi di controllo proseguono la loro consueta attività di raccolta ed elaborazione dei dati delle aziende certificate e dunque non si deve pensare che le imprese biologiche siano abbandonate a sé stesse. Diverso, naturalmente, sarebbe lo scenario in caso di un periodo molto più lungo di sospensione dei controlli in sito. In questo caso sarebbe a rischio la programmazione annuale poiché un numero importante di controlli sarebbe concentrato in un periodo relativamente breve di tempo. In questo caso, inevitabilmente, ci sarebbe un’oggettiva difficoltà a garantire la consueta qualità dell’attività di controllo degli ispettori. 

L’azienda agricola di piccole o medie dimensioni come si può comportare in questa situazione?
Le aziende devono semplicemente continuare a rispettare il regolamento. Inoltre l’agricoltura e l’agroalimentare sono attività che non possono essere fermate. In campagna e in tutto il settore agroalimentare non si deve pensare a chiudere, così come da indicazioni del Governo, ma a gestire in sicurezza le operazioni sia in campagna, sia in trasformazione.

L’attività di controllo coinvolge la distribuzione. Ora cosa succede?
Il settore della distribuzione è tenuta ad assoggettarsi al sistema di controllo come ogni altra impresa della filiera agroalimentare. Certamente, essendo l’ultimo anello del processo produttivo, è quello che beneficia della maggior semplicità nell’implementare il proprio sistema di autocontrollo a garanzia dei consumatori poiché nella grande maggioranza dei casi gestisce prodotto preconfezionato e dunque protetto dal rischio di contaminazione e mescolamento. Tutte le imprese commerciali pure, infatti, non fanno manipolazione di prodotto e dunque il livello di rischio che il sistema di controllo nazionale attribuisce a queste aziende è basso. Diverso contesto è quello dei PDV che vendono ortofrutta o altri generi alimentari non preconfezionati, come ad esempio le isole di ortofrutta biologica a libero servizio; in questo caso il distributore è considerato a rischio tanto quanto un preparatore poiché vi è manipolazione diretta del prodotto non ancora confezionato e, conseguentemente, la pressione del controllo aumenta.

Rischiamo di ritrovarci solo con prodotto bio importato, se le cose dovessero continuare? 
Avere approvvigionamento solo dall’estero per l’Italia non è ipotizzabile. L’Italia, per sua collocazione geografica, è un paese produttore e la sua vocazione commerciale è infatti fornire i paesi del centro e nord Europa, oltre naturalmente a ogni altra area geografica del mondo. Il limite, semmai, è dato proprio dalla scarsa capacità imprenditoriale delle imprese nazionali. Malauguratamente per la nostra economia, manca la competenza e la visione culturale necessari per attuare politiche commerciali di ampia visione e di necessaria aggressività che permettano alle nostre produzioni di essere veicolate efficacemente nel mondo. Prevalendo una cultura provinciale e una chiara mancanza di volontà di realizzare ampie aggregazioni tra le imprese, l’orizzonte commerciale della maggior parte degli operatori resta molto limitato. Ma è importante anche capire che la presenza di prodotti provenienti dall’estero non è un problema o un limite. Una società di mercato come la nostra, inserita in un’economia liberale globale, non deve commettere l’errore di ripercorrere forme di autarchia commerciali, anche se rinominate in modo più romantico e suggestivo come “eccellenze del territorio”, “ prodotti di stagione” o simili. Le società come la nostra possono crescere e garantire qualità della vita ai propri cittadini solo in una logica di apertura al mercato globale. Solo così c’è crescita. Ciò che conta non è limitare forzatamente il mercato dei beni di consumo ma far crescere nella società la consapevolezza di un consumo utile e intelligente. Imparare a scegliere meglio e non meno, è l’obiettivo da perseguire.

Ringraziamo Carlo Bazzocchi, Massimo Govoni e Doriano Giulianini di ATBio per la preziosa disponibilità

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Credits: Agostini Lab Srl