Il biologico? C’è un mondo lì fuori

10 Settembre 2019
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BIOLOGICO

I numeri del Sana celebrano un successo, ma il settore è cambiato. 

Chi segue con interesse il settore da anni, cioè quando il biologico era quello dei leggendari pionieri, poi è diventato nicchia, quindi è fiorito al supermercato, sa bene come i numeri spesso siano serviti ad evidenziare soprattutto i lati positivi. Una specie di atto scaramantico di un processo partito da lontano, il cui obiettivo malcelato è sempre stato quello di ottenere legittimità e riconoscimento dall’ampio mercato dell’agroalimentare italiano.

I numeri oggi sono trionfali, soprattutto agli occhi dei lettori non professionali ma resiste, e forse è ancor più evidente, un problema di fondo che anche questa edizione del Sana non ha risolto: quali sono le aspettative reali del biologico italiano? Anticipo la risposta: vendere, ma oltre?

 

 

Ora che il bio vende – grazie anche ad un crollo dei consumi e asfittiche performance del resto del sempre troppo celebrato sistema agroalimentare  – e si vede anche dall’interesse della distribuzione organizzata, è giunto il momento di fare una riflessione e il Sana, come sempre, è l’occasione propizia per poterlo fare.

 

 

L’organizzazione, i convegni, gli espositori e le loro scelte di comunicazione, le dimensioni e i messaggi scelti, sono elementi utili per analizzare il mercato, forse più degli stessi numeri che, lo sanno tutti, sono positivi soprattutto in materia di produzione ed esportazione.

Tutto quello che ci sta attorno – a partire dall’ambiente e l’agricoltura, i diritti dei lavoratori, la lotta alla fame nel mondo, etc – finisce purtroppo per avere un valore solo quando serve per  vendere, sebbene parliamo di elementi fondativi che fanno parte dell’identità stessa del biologico e non possono essere separato.

 

 

Ma per raggiungere il successo è arrivata anche la selezione degli elementi con più forte appeal verso i potenziali consumatori, a discapito di quell’esigenza di sostenibilità che è efficace solo quando lo sforzo è organico.

 

La   divisione delle caratteristiche intrinseche – ambiente, residuo, prezzo, provenienza, etc – esprime spesso prodotti non coerenti e non autentici o, nel caso migliore, ingredienti selezionati per il prezzo più basso. Il consumatore medio, che è poi il propulsore delle vendite del settore, meriterebbe una maggior attenzione, mentre il consumatore bio attento e critico, sa bene quali prodotti scegliere ma non è lui a determinare il successo del settore.

 

 

C’è un mondo lì fuori. Il mercato italiano, di cui il Sana continua a restituire la fotografia più chiara: è molto più ampio e variegato di come il biologico tradizionale è capace di concepirlo. Per affrontare la sfida che il mercato chiede:

 

 

 

Il rischio è rimanere indietro, privando il settore di caratteristiche fondamentali che l’industria alimentare accoglierà solo se necessarie. Ma la spinta deve partire dall’agricoltura e coinvolgere chi si occupa della trasformazione del prodotto. Quali fattori incideranno? Principalmente due: le regole e il mercato. Regole definite e controlli sicuri, esigenza dei consumatori.

 

 

Arrivano da Maria Grazia Mammuccini, al suo primo Sana come presidente di Federbio, alcune sollecitazioni molto utili per definire le linee possibili per salvaguardare il biologico del futuro.    (continua 1)

 

 –  la seconda parte (continua)

 

foto dell’ufficio stampa Sana

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Credits: Agostini Lab Srl