C’è un mondo lì fuori (2)

12 Settembre 2019
|
BIOLOGICO

“Come immaginiamo la RivoluzioneBio? Fiducia e trasparenza sono i valori fondanti”

 

La sfida impossibile di prezzo e qualità, all’interno di un quadro normativo rigido rappresenta più che un obiettivo, un abito da indossare e forse una filosofia. E “filosofia” diventa un concetto difficile da digerire per un agricoltore – in Veneto, ad esempio nella cultura contadina, dare del “filosofo” a qualcuno equivale a denigrarlo per la mancanza di concretezza – mentre sicuramente è più facile da maneggiare per chi si occupa di suggestioni ideali utili per vendere.

Qui torniamo al punto di separazione tra i due mondi che anche il Sana ha messo in scena quest’anno. Dopo i recenti anni di sbornia commerciale, con stand ipertrofici che raccontavano a beneficio dei consumatori sempre affamati una sfida tra chi fosse il più bio, quest’anno soprattutto i padiglioni del food hanno evidenziato la stridente disarmonia del biologico italiano.

C’è un biologico prevalentemente agricolo, fatto di contadini che faticano a dare sostenibilità economica alla propria agricoltura, costituito di ingredienti, e uno prevalentemente trasformato (nel senso di cibo), dove a parte la certificazione il massimo della trasparenza, almeno quando non crea imbarazzo, spesso è solo l’origine.

Il filo che lega tutto è la certificazione, fino all’anno scorso un puntiglioso pallino del Sana, quest’anno così allegramente e generosamente disattesa nel bazar degli assaggi e delle confezioni a “prezzo speciale fiera”. La certificazione è l’architrave dell’agricoltura biologica perchè assicura agli occhi dell’acquirente la conformità rispetto alla normativa vigente e garantisce la tenuta della fiducia. Mentre la nuvola non si dissolve quando si parla di “normativa vigente”, risulta chiaro a tutti quale sia il ruolo della certificazione lungo la filiera del biologico. Garantisce quell’alto livello di controlli del settore, che è una delle bandiere più sventolate, ed è la prima ad essere attaccata quando ci sono le truffe.

 

In questo momento fondamentale per il biologico italiano (e made in Italy) non possiamo dimenticare  il tema della proprietà degli organismi di certificazione, di cui si è parlato diffusamente nei capannelli tra corridoi e convegni. Quest’estate l’organismo di certificazioni che è rimasto in Federbio, QCertificazioni, ha venduto alla società italiana che fa capo alla francesissima Bureau Veritas. L’anno scorso Bioagricert, che invece è stata promotrice dell’associazione Assocertbio, è stata rilevata da una societa Usa. Nei giorni del Sana è stato confermato il passaggio di un altro importante odg italiano (che fa sempre parte di Assocertbio), questa volta ad una società tedesca. Quindi Usa, Francia e Germania. Tre mercati che hanno tutto l’interesse a mettere un piede nel made in Italy, tre enti di certificazioni con storie diverse che però rendono visibile l’inadeguatezza verso le sfide che il biologico italiano oggi deve affrontare, un cambio di passo che forse indica che il settore storico non ha più interesse o non è in grado di affrontare.

 

 

Se il mercato interno per dimensioni oggi rappresenta forse l’aspetto più appetibile, a parte la distribuzione organizzata (dove le insegne straniere, anche nel discount sono sempre di più) sono le aziende italiane e le materie prime ad interessare. Quelle eccellenze di cui ci vantiamo e che, come abbiamo visto, grazie all’export rappresentano uno dei numeri più rilevanti delle statistiche del boom.

 

 

Una produzione che a breve potrebbe trasformarsi in un paradosso per i consumatori italiani perché al supermercato potrebbero trovare prodotti bio economici ma solo importati. Anche perchè se dovessimo dare retta alla Nielsen, che ritaglia e associa con precisione scientifica profili e prodotti, soprattutto per l’industria alimentare, il vero consumatore medio italiano del bio sembra così volubile alle sirene degli scaffali

 

 

 

 

– Il biologico? C’è un mondo lì fuori (prima parte)

 

foto dell’ufficio stampa Sana

Tags: , , , , , ,
Banner Content
Credits: Agostini Lab Srl