Cambiamo abitudine

27 Aprile 2020
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sostenibilità

L’esplosione dell’epidemia di Covid-19 ha cambiato totalmente le nostre abitudini a partire, ovviamente, dalla libertà di movimento.

Ma sono cambiate anche le nostre abitudini di consumo alimentare. Le disposizioni di distanziamento sociale, prese nella necessità di contenere il contagio, hanno reso i tempi della spesa contingentati e i consumatori, soprattutto nei primi giorni dell’emergenza, hanno reagito prendendo d’assalto i supermercati. 

In una situazione simile è facile che anche i soggetti più attenti alla sostenibilità della loro spesa possano metterla in secondo piano e cedere alla logica dell’accaparramento. A complicare la situazione, le interpretazioni più o meno restrittive che sono state date dalla grande distribuzione alle norme contenute dei diversi DPCM. Quando il governo ha bloccato la vendita dei beni non di prima necessità, la definizione di questa categoria è spesso stata lasciata alla discrezionalità delle diverse aziende. Se per quanto riguarda i prodotti di cancelleria il divieto è poi rientrato, non si può dir lo stesso per tutte le categorie.   

Un esempio di come questa situazione stia influendo sulla sostenibilità delle nostre spese riguarda le caraffe filtranti per l’acqua e i loro filtri di ricambio, la cui vendita in alcune catene è interdetta mentre in altre è libera. E’ difficile capire con quale logica un prodotto del genere in alcuni casi sia stato escluso dalla vendita. L’emergenza non dovrebbe ostacolare comportamenti di consumo virtuosi, soprattutto se privi di conseguenze come in questo caso. Se si considera che, secondo i dati diffusi da Ismea, solo in Italia sono circa dieci miliardi le bottiglie di plastica vendute all’anno, e che ogni settimana ingeriamo 5 grammi di microplastiche soprattutto bevendo, è chiaro che, anche in queste circostanze, coloro che usano questi prodotti alternativi all’acqua in plastica andrebbero agevolati anziché ostacolati. 

Permettere di acquistare caraffe e filtri di ricambio, inoltre, permetterebbe anche ai consumatori di recarsi a fare la spesa meno spesso. Una cassa d’acqua è ingombrante e pesa almeno nove chili, e poiché le norme di distanziamento prevedono che sia solo un membro per nucleo familiare a poter uscire per la spesa, in questo modo le persone sono costrette a uscire per fare la spesa molto più spesso, mentre l’acqua filtrata dalla caraffe garantisce una maggiore autonomia. 

L’augurio è che presto le catene della grande distribuzione che hanno vietato la vendita di caraffe e filtri si rendano conto che è un controsenso, sia dal punto di vista della sostenibilità che da quello del contrasto al contagio, o che presto il governo prenda posizione, come è successo per la cancelleria. Soprattutto se il divieto è facilmente aggirabile passando per le casse automatiche. 

Vincenzo Menichella

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Credits: Agostini Lab Srl