Brexit, fitofarmaci e Europa

3 Febbraio 2020
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sostenibilità

Su Glifosato e neonicotinoidi si capirà quanto il Regno Unito sia pronto ad andare contro la Ue.

Il Regno Unito non fa più parte della Comunità Europea, ma continuerà a seguire le norme UE sull’autorizzazioni ai fitofarmaci durante un periodo di transizione che durerà almeno fino al 31 dicembre. Quello che accadrà dopo dipenderà esclusivamente dal Regno Unito, che deciderà autonomamente se concedere l’utilizzo ad esempio di diversi fitofarmaci oggi al centro delle preoccupazioni dei consumatori (non solo europei). Con un impatto anche a Bruxelles.

Come scrive Bloomberg, sono forti le implicazioni soprattutto per prodotti molto conosciuti come il glifosato, i neonicotinoidi, il clorpirifos e l’asulam

Sul glifosato, ingrediente attivo del Roundup, il Regno Unito affronterà la nuova autorizzazione alla fine del periodo di transizione normativo perchè quella Ue è valida fino al 2022. Il Lussemburgo eliminerà gradualmente il suo utilizzo a partire da sabato, diventando il primo paese dell’UE a vietare permanentemente il glifosato. Ma già nelle scorse settimane pure la Francia ha manifestato delle perplessità e con l’uscita dal Regno Unito nel blocco a breve di 27 stati, si sgretolerà la maggioranza e potrebbero cambiare gli equilibri. 

Ma se il glifosato sarà “un primo test per stabilire se il Regno Unito divergerà” dalle norme dell’UE, come ha affermato Alan Speed, portavoce del gruppo industriale Crop Protection Association, è abbastanza scontata l’adozione da parte del governo britannico di un approccio basato sul rischio e quindi una nuova autorizzazione è più che probabile.

Come spiega bloomberg, in un sistema basato sul rischio (come negli Usa), i pesticidi pericolosi possono essere autorizzati quando il rischio di esposizione viene ridotto al minimo. In un sistema basato sui pericoli (come quello dell’UE), i pesticidi sono vietati se si ritiene che i loro pericoli superino una soglia di sicurezza.

Sul fronte neonicotinoidi, i killer delle api, la questione sembra più articolata. Il governo inglese ha resistito ai tentativi di limitazione Ue (nel 2013 l’UE ha limitato e successivamente vietato in gran parte i neonicotinoidi clothianidin, imidacloprid e thiamethoxam. Ad aprile un quarto, il thiacloprid, non sarà più autorizzato nell’UE) poi nel 2018, ha votato il divieto. Sebbene ora non c’è “alcun motivo per credere che potrebbero cambiare idea dopo la Brexit”, come dichiara Julian Little, portavoce di Bayer Crop Science (l’azienda che produce clothianidin, imidacloprid e thiacloprid), il thiacloprid ha “un’ottima storia di uso sicuro” e il governo del Regno Unito ha votato per consentire la sua continua autorizzazione nell’UE. Quindi la Bayer si aspetta l’autorizzazione.

Sul probabile divieto non c’è chiarezza, conferma Josie Cohen di Pesticide Action Network UK, gruppo che sostiene la riduzione dell’impatto dei pesticidi sulla salute umana e l’ambiente.
Il tema principale, quindi è il sistema di regolamentazione dei prodotti fitosanitari Ue, ad oggi il più sicuro per i consumatori. Il principio di precauzione ha sicuramente rallentato lo sviluppo di certi processi commerciali, ma ha rappresentato anche un concreto aiuto per la tutela dei cittadini. Oggi nel Regno Unito sta prevalendo la sensazione di opportunità che le sirene Usa stanno creando.

Se desidera mantenere il proprio export alimentare verso l’UE, dovrebbe in gran parte continuare a seguire le norme dell’UE per garantire che le tracce di sostanze negli alimenti rimangano entro i limiti consentiti. Ma se sceglierà di allinearsi agli Usa, potrebbe essere necessario modificare le norme sui residui di fitosanitari, per soddisfare una regolamentazione molto meno attenta di quella europea. Cosa faranno i produttori? E’ difficile pensare che saranno felici di avere 2 diversi standard, è più facile che vedano l’opportunità di tagliare fuori i prodotti europei e i loro criteri che potrebbero diventare incompatibili. Il rischio reale è che il sistema europeo venga messo in discussione, con le organizzazioni dei produttori interessate a far saltare i vincoli così faticosamente raggiunti in Europa che agiteranno lo spauracchio commerciale. 

Questo potrebbe arrivare a riaprire l’uso e la commercializzazione di fitosanitari pericolosi per la salute e, soprattutto aprire il mercato ad una più forte concorrenza Usa che non aiuterà certo l’agroalimentare europeo.

“L’Europa ha il sistema di regolamentazione sui pesticidi più forte del mondo”, sono molte in meno le sostanze autorizzate rispetto gli Usa ed è facile pensare che i negoziatori Usa spingeranno il Regno Unito verso un sistema basato sul rischio, commenta laconica Josie Cohen di Pesticide Action Network UK.

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Credits: Agostini Lab Srl