Dieta senza glutine, più rischi per chi non è celiaco

22 Giugno 2017
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sostenibilità

Negli ultimi tempi il glutine ha sviluppato una cattiva fama, non sempre giustificata, venendo spesso associato a infiammazioni, diabete, sindrome metabolica e malattie cardiovascolari, tanto che si è sviluppata una vera e propria moda legata alle diete prive di glutine. Solo in Italia, infatti, sono circa sei milioni (a fronte di circa 190.000 casi di celiachia diagnosticati e 600.000 stimati) coloro che si alimentano come i celiaci, pur in assenza di diagnosi, e consumano regolarmente alimenti gluten-free.

Ma adottare un regime alimentare privo di glutine, per una persona che non è celiaca, non sempre è una scelta salutare, anzi può essere pericoloso. A dirlo due studi pubblicati recentemente: uno realizzato dai ricercatori Brigham and Women’s Hospital di Boston e pubblicato dal British Medical Journal, l’altro realizzato dall’Instituto de Investigación Sanitaria La Fe e presentato al cinquantesimo congresso dell’European Society for Pediatric Gastroenterology, Hepatology and Nutrition.

Il primo studio prende in considerazione le abitudini alimentari quotidiane di un campione di circa centomila persone (65 mila donne e 45 mila uomini) monitorate per 26 anni. Lo studio prende in considerazione solo la correlazione tra l’apporto di glutine e il rischio cardiaco e non si occupa di altre patologie che possono essere legate alla sua assunzione, come il diabete di tipo 2. La lunga durata del periodo di osservazione e la grandezza del campione coinvolto hanno permesso ai ricercatori di analizzare con precisione la correlazione tra consumo di glutine e malattie cardiovascolari. I soggetti partecipanti alla ricerca sono stati divisi in cinque gruppi in base alla quantità di glutine consumato e il gruppo che si è segnalato per i consumi maggiori è stato anche quello con una minore incidenza di malattie cardiache.

I ricercatori hanno dunque concluso che non c’è alcuna significativa correlazione tra l’assunzione di glutine e il rischio malattie cardiache. Sebbene ci siano persone, celiache e non, che possono voler evitare il glutine a causa di risposte sintomatiche alla sua proteina, questi riscontri non supportano la tesi che una dieta senza glutine possa ridurre il rischio di malattie cardiache. Inoltre l’eliminazione del glutine, per i non celiaci, può avere come conseguenza negativa un basso apporto di grani integrali che riducono il rischio cardiocircolatorio; dunque i soggetti sani che vi rinunciano, senza bilanciare le proprie diete con fibre provenienti da altre fonti (verdure, legumi, frutta) sono più a rischio.

Il professor Christophe Cellier a capo della divisione endoscopica del Pompidou Hospital George, pur riconoscendo che una dieta priva di glutine possa avere come conseguenza una carenza di fibre, non prende le conclusioni di questo studio come assolute e puntualizza: “Ci possono essere altre strade per motivare i risultati. Ad esempio gli alimenti gluten-free potrebbero essere più ricchi di grassi”.

Proprio quest’ultima osservazione del professor Cellier trova riscontro nel secondo studio preso in considerazione. I ricercatori dell’Instituto de Investigación Sanitaria La Fe hanno messo a confronto 654 prodotti gluten-free con 655 prodotti contenenti glutine per analizzarne le caratteristiche. Dall’esame è emerso che mediamente i prodotti gluten-free contengono più grassi delle loro controparti convenzionali. Il pane per celiaci, ad esempio, ha un contenuto di lipidi e acidi grassi saturi di circa il doppio rispetto a quello convenzionale, risultati simili anche per i biscotti gluten-free, che hanno meno proteine e un contenuto di grassi molto più alto rispetto a quelli normali. La pasta senza glutine invece ha meno proteine e più zuccheri rispetto alla pasta convenzionale.

Consumare questi prodotti può portare quindi a una dieta squilibrata con forti rischi di aumento di peso, una delle principali cause delle malattie cardiovascolari; se questo rischio è inevitabile per un malato di celiachia, coloro che adottano una dieta gluten-free per moda o per una decisione considerata erroneamente salutare dovrebbero quindi rivedere le loro scelte tenendo in considerazione le conseguenze o perlomeno leggere attentamente le etichette nutrizionali.

La dottoressa Sandra Martínez-Barona, co-autrice dello studio, mette l’accento proprio sull’importanza dell’etichetta: ”Quando i valori nutrizionali dei prodotti senza glutine differiscono così tanto da quelli dei prodotti convenzionali, come nel caso del livello di grassi saturi, l’etichettatura deve essere chiara in modo che i pazienti celiaci e i genitori di bambini celiaci possano prendere decisioni consapevoli.” Lo stesso ragionamento vale per chi consuma questi prodotti pur non essendo celiaco.

Dunque il glutine non può essere considerato un fattore di rischio cardiovascolare per chi non soffre di celiachia, anzi: i non celiaci che scelgono di seguire un regime alimentare gluten-free rischiano di ottenere un effetto contrario, sia perché impoveriscono di fibre la loro dieta, sia perchè si espongono ad un maggiore apporto di grassi, notoriamente pericolosi per il sistema cardiocircolatorio.

vincenzo menichella

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Credits: Agostini Lab Srl