Basta articoli sul biologico, vi prego!

28 Gennaio 2019
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BIOLOGICO

In questi ultimi mesi ho partecipato, come docente, a qualche corso organizzato dalla Regione Emilia-Romagna riguardante il biologico, in tutte le sue sfaccettature.

A me toccava il gradevole compito di raccontarne la storia, dagli albori allo sviluppo post uscita del Regolamento europeo. Sono state ore molto piacevoli, anche di scambio di opinioni tra addetti ai lavori.

I discenti erano, infatti, tecnici e imprenditori agricoli cui interessava partecipare al corso per imparare qualche cosa, come verifica di una possibile opportunità o anche solo per avere qualche informazione in più su questa metodologia di produzione agricola che, in quest’ultimo periodo, sta facendo ancora, molto noiosamente, discutere.

Utilizzo le parole “ancora” e “noiosamente”, perché sono quasi trent’anni che, chi lavora nell’ambito del biologico, subisce qualche stucchevole e pedante attacco tramite la stampa. Di solito quando all’orizzonte c’è qualche soldino che viene distribuito e a qualcuno dà fastidio che una realtà eretica e poco appoggiata dal mondo accademico ne possa avere un beneficio.

Anche questa volta non si fa eccezione e subito, con abitudine italica, si formano i paladini di una tesi o l’altra.

Muro contro muro, con schermaglie che figliano un florilegio di articoli o comunicati stampa, solitamente consigliati per conciliare la fase REM di un buon sonno ristoratore. A cosa servono, in realtà, queste battaglie epistolari?

Spesso a niente, se non a un’emissione di qualche ormone che serva a esaltare l’ego dei contendenti, a sostituire una bella scazzottata (che nella nostra civiltà è considerata politicamente scorretta) o a procurarsi un credito di posizione, da spendere al momento di chiedere indietro qualche favore.

È un argomento che sicuramente divide, oltre che per gli interessi economici sopra indicati, perché, come ho già espresso in un articolo passato, è un qualcosa che va contro le abitudini sociali consolidate che il nostro subconscio ha oramai accettato.

Come l’omeopatia e la medicina quantistica, infatti, a titolo dimostrativo di questa mia tesi, durante i corsi cui ho partecipato, mi è capitato ben due volte di ascoltare dei mariti (in quella sede in veste di produttori agricoli e tecnici) che affermavano, con malcelato orgoglio, di avere vietato alle mogli l’acquisto di prodotti biologici.

La mia reazione è stata in primis d’incredulità rispetto alla possibilità di vietare qualche cosa a una moglie, in seguito di richiesta della motivazione rispetto alla loro partecipazione a un corso che parlava proprio di quella pratica agricola che rifiutavano e sul come mai la loro presa di posizione fosse così convinta e definiva.

La risposta è stata molto lapidaria: perché secondo la loro esperienza di tecnici e di produttori è impossibile fare una produzione agricola realmente biologica, ma il mercato era interessante.

Ho ribattuto che, dopo questa loro affermazione, si deduce che, solo in Italia, ci sono oltre settantacinquemila aziende di millantatori o incapaci e che l’ottantuno per cento delle famiglie sono composte di creduloni, poiché a tale percentuale corrisponde il numero di famiglie che, solo nell’ultimo anno, hanno acquistato almeno un prodotto biologico.

Ma qui mi sono fermato nella discussione, perché sono consapevole che ognuno di noi attinge a dati ufficiali e, soprattutto, molto ufficiosi per decidere un atteggiamento da prendere rispetto qualsiasi argomento.

C’è il caso personale, quello raccontato da un amico, quello del cugino, fino a “l’ha detto la televisione” che è un po’ il carico da undici in qualsiasi discussione. Tutti i racconti possibili e immaginabili che si rincorrono e, spesso, creano una convinzione inossidabile che ci segna fino all’infinito.

Io preferisco, pertanto, non insistere sulla difesa a oltranza di un mio parere, perché lo considero una noia e un’inutile e scoraggiante perdita di tempo. Tanta energia per non cambiare nulla. Tutti noi, infatti, dobbiamo elaborare qualsiasi presa di posizione in modo indipendente, con i nostri tempi, seguendo la strada maggiormente adeguata alla propria personalità e alla propria storia. A quanto pare, però, altri hanno opinioni differenti dalla mia e hanno organizzato, addirittura, una raccolta di firme a sostegno della loro tesi contro l’agricoltura biologica.

Una raccolta di firme, dopo quasi tre decenni dal regolamento europeo? Proprio così. Anche se può sembrare assurdo questo spiegamento di forza, utilizzando i muscoli intellettuali di esperti e accademici per contrastare una pratica, l’acquisto di prodotti biologici, che sta avendo un incremento a doppia cifra ogni anno e che supera anche le percentuali del mercato dei cellulari, degli smartphone e dei tablet.

Si crede veramente che queste firme possano condizionare un mercato così precisamente indirizzato? Non penso si possa essere così ingenui.  In realtà questa esibizione di muscoli è indirizzata al mondo politico, per cercare di raggiungere degli obiettivi facilmente individuabili nelle risorse economiche che stanno per essere distribuite.

Detto questo, non si potrebbe firmare, questa volta virtualmente, una tregua tra le parti e smettere di riempire l’etere di parole sul biologico, utilizzando l’energia e la competenza di tutti questi esperti in altre faccende?

Potrebbe essere una strada utile per cercare qualche idea innovativa in campo agricolo, che poi, a pensarci bene, dovrebbe essere anche la finalità delle università.

alberto bergamaschi

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Credits: Agostini Lab Srl