Api, orti urbani e pesticidi

7 Febbraio 2019
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sostenibilità

Tracce anche di glifosato a Bologna e Milano.

La funzione di sentinella dell’ambiente attribuita alle api, basata sull’idea che la presenza delle api sia garanzia di un ambiente salubre, è stata nei decenni scorsi suffragata da molteplici riscontri scientifici.  Grazie all’opera di centinaia di migliaia di api, in grado di effettuare prelievi in aree di circa 1,5 km di raggio, è possibile rilevare  la presenza di pesticidi , metalli pesanti, radionuclidi e molto altro, ottenendo informazioni utili sullo stato di salute del territorio circostante.
Il progetto Api e Orti Urbani, sebbene a livello dimostrativo, conferma la bontà degli indicatori biologici (in questo caso le api) per valutare lo stato di salute dell’ambiente in cui viviamo.

Il monitoraggio è durato per due anni in 4 diverse città, grazie al Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari (DISTAL) dell’Università di Bologna, ed ha reso possibile evidenziare alcuni aspetti critici, ad esempio tracce di glifosato a Milano e Bologna.

Il glifosato c’è, ma sono tracce molto basse. “Appena al di sopra della soglia di rilevabilità”. Le cause, per esempio a Bologna, potrebbero essere collegate alla posizione geografica degli orti: come piega Legambiente che ha promosso la ricerca con Conapi-Mieliza, nel capoluogo emiliano gli orti sono spesso dislocati in periferia e potrebbero per questo subire un effetto di deriva di qualche trattamento agricolo effettuato fuori città.

Il progetto. Nel corso del 2017, in alcuni orti urbani a Bologna, Milano e Potenza (e dal 2018 anche a Torino), sono stati collocati alcuni alveari che, dall’estate all’autunno, sono stati oggetto di precise analisi anche per valutare lo stato di salute dell’ambiente circostante. Il conteggio delle api morte, necessario per rilevare eventuali mortalità anomale dovute ad avvelenamenti da pesticidi, è stato eseguito settimanalmente, mentre in due momenti dell’anno – estate e autunno – sono stati prelevati campioni di api “bottinatrici” e di miele “giovane” (non “maturo”, e quindi non destinato all’alimentazione) per effettuare analisi finalizzate ad individuare residui di pesticidi e metalli pesanti. Durante il periodo dell’indagine, il livello di mortalità delle api non ha mai superato la soglia critica e quindi non è stato necessario procedere all’analisi chimica delle api morte.

Tra i 10 metalli pesanti ricercati, maggior riscontro per cromo, vanadio, nichel e ferro, quindi  piombo, rame e zinco. In generale, il 38,15% dei risultati mostrava valori più bassi rispetto a quelli di riferimento; mentre il 35,19% mostrava valori superiori. Il 26,67% rimanente si è collocato a un livello intermedio. Per quanto riguarda i 10  metalli ricercati si segnalano maggiori concentrazioni a Milano e Torino, rispetto a Bologna e Potenza, perchè gli orti sono situati in pieno centro urbano e soggetti a maggiori fonti inquinanti.

“In generale l’area lombarda e torinese ha dei valori di fondo di inquinamento sicuramente superiori e non paragonabili a quelli di Bologna e a maggior ragione Potenza”, spiegano da Legambiente. Va precisato che anche nel caso dei metalli pensati, le tracce rilevate sono molto basse.

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Credits: Agostini Lab Srl