Anche in Australia il glifosato in tribunale

4 Giugno 2019
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sostenibilità

Una causa intentata da un giardiniere, a cui è stato diagnosticato un linfoma non Hodgkin dopo oltre 18 anni di esposizione al glifosato.

Non c’è tregua per gli avvocati che proteggono il Round Up, ora impegnati in tribunale anche in Australia. La storia di Michael Ogalirolo, 54 anni, assomiglia a quella di altre persone che hanno utilizzato a lungo il glifosato e poi hanno scoperto di avere un cancro.

Il giardiniere di Melbourne scopre nel 2011 di avere un linfoma non Hodgkin dopo oltre 18 anni di esposizione al glifosato, il componente attivo in Roundup.

La Monsanto, oggi passata in mano alla tedesca Bayer, è stata accusata in un tribunale della Suprema Corte di aver ignorato l’impatto cancerogeno del suo erbicida più venduto.  “L’imputato sapeva o avrebbe dovuto sapere che l’uso di prodotti Roundup è pericoloso per l’utilizzatore in particolare causando danni al DNA e a livello cromosomico, cancro, malattie renali, infertilità e danni ai nervi tra le altre malattie devastanti”. L’atto depositato in tribunale non va certo per il sottile e, secondo gli avvocati, questa causa si preannuncia “sostanzialmente più grande di quella contro l’amianto”.

“In quanto tali, i prodotti Roundup sono pericolosi per la salute umana e non idonei per essere commercializzati, in particolare senza avvertimenti o indicazioni adeguate”, afferma l’avvocato difensore. Michael Ogalirolo nel 2015  è stato costretto a lasciare il lavoro a causa di problemi di salute, dopo aver usato Roundup circa tre volte a settimana per 18 anni.

“È chiaro che il produttore di Roundup sapesse che il prodotto rappresenta un rischio per la salute delle persone e chiaramente non è stata capace di descrivere i rischi per la sicurezza sul loro prodotto”, ha affermato l’avvocato Carbone.

La causa depositata lunedì presso la Corte Suprema australiana, come spiega il quotidiano the Age, coincide con una revisione del governo federale di Victoria sulla sicurezza del glifosato. “Sulla base dei recenti sviluppi negli Stati Uniti, il Dipartimento dell’Ambiente, della Terra, dell’acqua e della pianificazione di Victoria sta esaminando in via precauzionale il divieto di utilizzo del glifosato, incluso il Roundup, nella gestione del territorio pubblico”, ha spiegato il governo la settimana scorsa. Già in diversi consigli amministrativi locali, come  Melbourne e Sydney, stanno anche valutando il divieto di Roundup e di altri prodotti che includono la sostanza chimica.

Un portavoce di Bayer Australia, come nella migliore tradizione, ha spiegato di non avere l’autorizzazione per fare commenti. Tuttavia, scrive il quotidiano australiano, un recente comunicato sul sito di Monsanto nega che il glifosato abbia prodotto effetti collaterali dannosi. “Il glifosato ha una storia di 40 anni di uso sicuro ed efficace, ” scrivono. “Nelle valutazioni che coprono questi quattro decenni, la maggioranza degli esperti in tutto il mondo, compresa l‘Environmental Protection Agency (EPA), è che il glifosato può essere usato in modo sicuro”.

Ma la strada di Michael Ogalirolo è tutta in salita. Gli avvocati dovranno convincere i giudici, ma già nel 2018, mentre negli Usa le cause cominciavano ad impensierire la Monsanto, l’Australia andava contro corrente. A seguito di un’altra causa legale l’agenzia nazionale per i fitofarmaci veterinari “non ha trovato motivi per intraprendere azioni regolatorie in Australia”.

La stessa agenzia, che appunto regolamenta l’utilizzo di questi prodotti,  aveva già preso in considerazione e respinto la ricerca del 2015 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che inchiodava il glifosato come “probabilmente cancerogeno per l’uomo”. Dove l’avverbio era stato scelto per schermarsi dagli avvocati.

Almeno altri due studi legali australiani stanno anche valutando class action contro Bayer. Ma se nel resto del mondo il problema del weed killer preoccupa anche i legislatori, vale la pena ricordare come il glifosato sia uno dei temi più sottovalutati dalla politica italiana ed europea, nonostante il gran parlare.

Dopo quanto successo in Germania, non credo sia scontato che le nuove maggioranze politiche in Europa andranno all’arrembaggio del pesticida. Non lo faranno per “proteggere” un’idea di agricoltura industriale mascherata di “precisione”, “innovazione” e “territorio”.  L’atteggiamento del ministro della salute Giulia Grillo è abbastanza paradigmatico: prima contro, poi forse no e ora, dopo il post sul blog di Beppe Grillo, non è chiaro.

E’ inoltre ambigua la posizione delle associazioni degli agricoltori che, a parole, in Italia sono tutte a favore di una agricoltura sostenibile, poi al tavolo delle trattative europee insieme alle “associazioni ombrella”, esprimono ben altra posizione.

Forse la realtà è come me l’ha spiegata una volta, con tono accondiscendente, il dirigente di un’industria chimica: il glifosato è sicuro, ma sono i contadini che non sanno utilizzarlo correttamente.

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Credits: Agostini Lab Srl