Anche il lambrusco cerca il suo biodistretto

13 Settembre 2019
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BIOLOGICO

Un progetto che coinvolge la denominazione Grasparossa di Castelvetro.

Continua il percorso dei viticoltori italiani che vogliono dare una chiara identità bio ai disciplinari dei vini con una denominazione di origine. Anche il lambrusco vuole l’agricoltrura biologica e per questo è già pronto un nuovo marchio collettivo registrato, ‘Monte Barello 155’, che accompagna un disciplinare che vuole ridisegnare il Grasparossa.

“Se un vestito non calza a pennello allora bisogna cucirselo addosso su misura per valorizzare al meglio la propria identità”. Usa questa immagine il presidente del Consorzio di Castelvetro Modena, Mirko Gianaroli per illustrare i requisiti del progetto. Il monte Barello geograficamente si trova tra Castelvetro e Solignano alto ed un luogo storico, dove sono state trovate le prime tracce di insediamento umano locale, risalenti a prima dell’Età del Bronzo. Il numero “155” indica la quota media per i vitigni, dall’altezza del Barello.

Il disciplinare vuole valorizzare e rendere riconoscibile le caratteristiche del territorio collinare modenese, culla del più blasonato Grasparossa. Principalmente i 3 requisiti sono ‘sostenibilità’, ‘agricoltura biologica’ e ‘rese vitivinicole più basse’. Il disciplinare definisce l’altitudine per la coltivazione, all’interno di un’area collinare che abbraccia 9 comuni e la vendemmia a mano. Ad oggi, al consorzio sviluppato insieme al Comune di Castelvetro hanno già aderito 12 aziende e la speranza è di arrivare, in questa vendemmia, a 20 cantine.

“E’ il momento giusto per crescere”, ha spiegato al quotidiano Carlino di Modena Mirko Gianaroli. “L’enoturismo è esploso e dobbiamo evitare che le nostre colline si spoglino dei vitigni Grasparossa: c’è chi sta affittando terreni per spostarsi o li sta convertendo in altre coltivazioni per questioni economiche, e non deve accadere”.

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Credits: Agostini Lab Srl