Aiutiamo, come possiamo

5 novembre 2018
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sostenibilità

Le terre colpite in questi giorni sono in ginocchio, ma possiamo tutti dare il nostro contributo.

L’emergenza climatica che ha devastato molte aree italiane, ha manifestato tutta la sua forza apocalittica in alcune zone del Veneto. Immagini di devastazione, provocate da un vento forte e rabbioso che ricordava il “vento Matteo” di Dino Buzzati ne “il segreto del Bosco vecchio” (Corriere della Sera, Gian Antonio Stella). “Tutti ne avevano grande terrore. Quando si avvicinava, gli uccelli smettevano di cantare, le lepri, gli scoiattoli, le marmotte e i conigli selvatici si rintanavano, le vacche emettevano lunghi muggiti”.

La preoccupazione del giorno dopo ha lasciato posto alla consapevolezza, che è diventata immediatamente una molla per rimettersi in piedi e recuperare la vita (sebbene con la Natura non sono sempre chiari i rapporti e questa incertezza potrebbe durare ancora). Qui la gente è abituata a confrontarsi con madre natura con un timore reverenziale antico. Quello che è successo in questi giorni costringe le nuove generazioni a confrontarsi con un tema familiare, onorare un patto che qui è sacro. La terra deve essere salvaguardata per le generazioni future. Magari la fatica sui campi pendenti sarà sostituita da un più attuale impiego nel turismo, ma è sempre la montagna a comandare. E’ sempre la natura a determinare il successo o il fallimento di una annata.

I vecchi che ricordano il ’66 sono sempre meno, ma quei racconti di dolore e sofferenza sono parte di una coscienza collettiva e sempre, da queste parti, hanno rappresentato il motore di uno sforzo comunitario, un riscatto che racconta meglio di tante parole quell’identità che lega gli abitanti delle montagne, i montanari bellunesi.

Ora che la preoccupazione riguarda aspetti concreti ed essenziali come strade, collegamenti, linee elettriche e acqua potabile, la montagna ha ripreso il sopravvento e, come è successo tante volte in queste vallate nel corso dei tempi, l’uomo ha l’obbligo di ascoltarla.

Alberi abbattuti nell’alto agordino (BL)

I cambiamenti climatici sono un dato di fatto e, soprattutto nelle zone del Veneto più colpite, non si può imputare quanto è successo ad una mancanza di programmazione geo idro ambientale – come improvvidamente ha dichiarato qualche politico forestiero arrivato in elicottero. Chi conosce questi luoghi sa con quanti sforzi la gente del luogo si è sempre prodigata per rendere sicure e confortevoli queste vallate, con quanta attenzione sono state spese le risorse pubbliche (europee, non dimentichiamo) con vantaggi che conosciamo bene, tutti noi turisti. Quel comfort misurato a vasi di gerani e polenta e pastìn.

Quello che è accaduto a cavallo tra ottobre e novembre 208 ha catalizzato un sentimento di preoccupazione e partecipazione –  è anche ‘cum pathos’, la compassione antica dei latini, e frenesia cittadina – tra quanti sentono queste terre familiari sebbene non risiedano qui e che ora vogliono offrire il proprio contributo, rispettando i tempi e i modi della macchina dei soccorsi. Con una consapevolezza che è frutto di oggi, con tecnologie che permettono la condivisione e l’approfondimento immediato. Quindi nella tragedia, si intravede la speranza di un nuovo approccio, più umano e sostenibile, più rispettoso e lungimirante.

“Da subito si deve invertire la rotta dello sviluppo. Basta strade, cementi in quota, potenziamento delle aree sciistiche. Le emergenze nelle Dolomiti dovranno riguardare solo la messa in sicurezza e la gestione dell’esistente. Così facendo si organizzerà uno sviluppo veramente sostenibile, basato sulla sobrietà che non significa impoverimento, si investirà in un nuovo modo di lavorare più stabile e si offrirà risposta alle emergenze che il clima ci sta imponendo”. Condividiamo il pensiero pubblicato su mountainwilderness, ad esempio sulla necessità di commissariare per il periodo necessario tutta la gestione della filiera del legno.

I ‘Serrai’ di Sottoguda (BL)

“Questa massa di legname va recuperata in tempi più brevi possibile, al legname recuperato va offerto un mercato che penalizzi al minimo il valore dell’intero patrimonio. Una volta raccolta la massa legnosa, tre – 5 anni?, si dovranno rimboschire centinaia di migliaia di ettari di superficie a bosco. Serviranno milioni di abeti, larici, aceri, faggi, servirà manodopera stagionale oltremodo potenziata, gestita dal servizio pubblico.

Non è possibile scaricare sui sindaci la responsabilità della gestione di una simile mole di lavoro. Il commissario e i suoi collaboratori andrebbero ricercati fra i tanti forestali, anche esperti di mercato, dei quali Le Dolomiti abbondano”.

#comprabellunese per aiutare la montagna veneta. “Il messaggio è: sosteniamo le tipicità delle nostre aziende, soprattutto quelle delle vallate più colpite – spiega al Sole 24 ore Chiara Bortolas, biologa molecolare, imprenditrice e responsabile regionale delle donne di Coldiretti (e vice nazionale) –. In molte stalle il black out ha reso difficile la mungitura: alcuni sono tornati alle operazioni manuali, ma se sei al buio anche trovare secchi che non usavi da anni è un problema, e le bestie erano spaventate”.

“Il ruolo dei consumatori ha dimostrato di essere potente: è successo quando una alluvione ha danneggiato il pastificio Rummo, e una campagna social promossa dai dipendenti ha reso introvabili i pandori Melegatti lo scorso Natale.”

Così da Belluno i prodotti alimentari hanno una provenienza conosciuta da tutti, grazie alle terribili immagini dei tg: ci sono i formaggi delle latterie agordine (Val Biois, Focobon, Binatega) o quelli di Livinallongo: Fodom, Contrin, Zigher.

Per entrambe le zone il Burro, ricotta e ricotta affumicata e schiz. E ancora il Miele dello Zoldano, il Miele di Caprile, l’Orzo dell’agordino, oltre ai prodotti lattiero caseari della Latteria di Busche, un gioiello di organizzazione cooperativa che, tra i soci, vede molti allevatori delle zone colpite. Il cavolo di Vinigo, le patate buonissime

Donne e giovani sono due elementi importanti della nostra agricoltura: non solo recuperano aree abbandonate, ma investono, innovano, recuperano e salvano dall’estinzione prodotti come il mais sponcio o la zucca santa”, spiega ancora Bortolas che invita tutti, domenica 11 novembre alla fiera di san Martino a Belluno città: “Sarebbe bello che tante persone venissero qui”.

La Regione Veneto ha inoltre attivato un Conto Corrente  presso la Banca Unicredit Spa, tesoriere regionale:  “REGIONE VENETO – VENETO IN GINOCCHIO PER MALTEMPO OTT. – NOV. 2018”.

Il Codice IBAN è: IT 75 C 02008 02017 000105442360

La causale è: “VENETO IN GINOCCHIO PER MALTEMPO OTTOBRE-NOVEMBRE 2018”.

 

(le foto sono state raccolte sul web, in particolare nei gruppi di Facebook)

 

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Credits: Agostini Lab Srl