Affinare i controlli sulle importazioni extra UE

19 Marzo 2019
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BIOLOGICO

Una relazione Corte dei Conti UE raccomanda alla Commissione più attenzione

Migliora il sistema di controlli europeo per i prodotti biologici, ma restano alcune lacune da colmare, soprattutto riguardo ai controlli sulle importazioni. A chiedere maggior attenzione è la Corte dei Conti Europea in una relazione speciale pubblicata lo scorso 14 marzo, che invita a rafforzare i controlli e contiene una serie di raccomandazioni. La Corte ha dato seguito alla sua precedente relazione del 2012, valutando se il sistema di controllo dell’Unione Europea per la produzione, la trasformazione, la distribuzione e l’importazione di prodotti biologici fornisca ora maggiori garanzie ai consumatori. Rispetto al 2012 la Commissione ha notato dei miglioramenti e che le raccomandazioni espresse in passato sono state ascoltate, mentre sono stati visitati quasi tutti gli stati membri. Sono ancora però presenti alcune debolezze.

Nel 2018 l’Unione Europea ha importato prodotti bio da oltre 100 stati terzi. La Corte ha rilevato che la Commissione ha iniziato a effettuare visite presso gli organismi di controllo nei paesi che esportano prodotti biologici nell’UE, ma ha anche riscontrato debolezze nei controlli degli stati membri e incompletezza in quelli degli appositi organismi sugli importatori. Limiti sono emersi anche nella tracciabilità, nonostante i recenti miglioramenti spesso non è stato possibile risalire al produttore agricolo o è stato possibile solo dopo mesi. “Quando i consumatori acquistano prodotti biologici, fanno affidamento sull’applicazione delle norme vigenti in ogni fase della filiera di approvvigionamento, a prescindere dal fatto che si tratti di prodotti UE o importati” – ha dichiarato Nikolaos Milionis, il Membro della Corte dei conti europea responsabile della relazione – “La Commissione dovrebbe adoperarsi, assieme agli Stati membri, per porre rimedio alle restanti debolezze e rendere il sistema di controllo il più efficace possibile. Tale condizione è fondamentale per preservare la fiducia del consumatore nel marchio biologico dell’UE.”

Sono tre le principali avvertenze che la Corte fa alla Commissione Europea, che sono state accettate anche in considerazione della loro futura ricezione nel nuovo regolamento sulla produzione biologica che sarà approvato nel 2021.

La prima suggerisce di ovviare alle mancanze rilevate nei sistemi di controllo e rendicontazione degli stati membri. La Corte suggerisce di una maggiore armonizzazione nelle definizioni di irregolarità e infrazioni e dei provvedimenti per assicurare l’applicazione delle normative, inoltre la Commissione dovrebbe fornire orientamenti alle autorità competenti per migliorare la rendicontazione.

La seconda raccomandazione della Corte riguarda una maggiore cooperazione per la vigilanza sulle importazioni, migliorando la vigilanza esercitata sugli organismi di controllo equivalenti – quelli operanti in paesi terzi che per la Commissione applicano norme equivalenti a quelle comunitarie – anche rafforzando la cooperazione con gli organismi di accreditamento e con le autorità competenti di altri importanti mercati; valutando in modo tempestivo le relazioni annuali degli organismi di controllo equivalenti e dei paesi terzi equivalenti; fornendo orientamenti agli stati membri su come effettuare controlli specifici sulla vigilanza esercitata dagli organismi di controllo sugli importatori e sui prodotti biologici importati.

L’ultima indicazione fornita dalla Corte suggerisce di espletare controlli di tracciabilità più esaustivi: procedendo, nell’ambito delle proprie attività di vigilanza sulle importazioni, a esercizi di tracciabilità non limitati al territorio dell’UE e utilizzarne i risultati per focalizzare meglio gli audit o i controlli ad hoc sugli organismi di controllo e nei paesi terzi; analizzando, con le autorità competenti, i risultati dei testi di tracciabilità di queste ultime per individuare eventuali debolezze e possibili azioni correttive; migliorando l’accessibilità transfrontaliera dei dati sui certificati biologici e richiedere agli organismi di controllo dei paesi terzi di pubblicare online l’elenco dei certificati.

Secondo i dati diffusi da una nota di Coldiretti, a commento della relazione della Corte Europea, sarebbero oltre 3,4 miliardi i chili i prodotti biologici importati nell’Unione, di cui 415 milioni provenienti dalla Cina, primo fornitore estero di prodotti bio in Europa. L’attenzione verso la regolarità e la qualità delle importazioni, non solo nel biologico, è da molto tempo tra le priorità dell’agenda di Coldiretti. “E’ necessario intensificare le attivita’ di controllo e certificazione del prodotto biologico in entrata da paesi terzi anche con un maggiore coinvolgimento delle autorita’ doganali, al fine di garantire sia i consumatori finali rispetto alla qualita’ delle produzioni, sia una corretta concorrenza tra produttori intra ed extra Ue – afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini – l’immissione di prodotti biologici sia subordinata non solo a verifiche documentali, ma anche a ispezioni fisiche e controlli analitici”. Per quanto riguarda il rapporto tra controllori e controllati “Occorre – continua Prandini – risolvere il problema del conflitto di interessi tra operatori controllati e organismi di certificazione anche rispetto a quote di partecipazione di minoranza”.

 

Vincenzo Menichella

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Credits: Agostini Lab Srl