Abbigliamento, quale sostenibilità?

1 Agosto 2019
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MERCATO

Un sondaggio di Mani Tese per denunciare l’indifferenza dei consumatori italiani verso la produzione dei vestiti che indossano. 

E’ un campione di 4000 persone, visitatori dell’installazione interattiva multimediale “The Fashion experience – la verità su quello che indossi” di Milano che si è chiusa a giugno, intervistati prima dell’ingresso.

Il 56% dei consumatori si chiede poco o nulla sula produzione dei vestiti. C’è tuttavia un maggiore interesse per la provenienza, il 60% del campione. Il 79% non acquista capi usati. “C’è sicuramente un grande lavoro da fare per far conoscere questa buona pratica, evidentemente ancora scarsamente diffusa anche in una grande città come Milano, spiega Giosuè De Salvo di Mani Tese. La sostenibilità, nel processo di produzione, interessa solo il 35% delle persone. La maggior parte delle persone acquista un vestito “perché gli sta bene addosso” (82%), perché è economico (56%) o perché è alla moda (47%).

“Quando abbiamo deciso di realizzare THE FASHION EXPERIENCE – continua Giosuè De Salvo – volevamo rivolgerci al grande pubblico per sensibilizzarlo sulle conseguenze sociali e ambientali della cosiddetta fast fashion, la moda ‘usa e getta’”.

“Colpisce che il 60% del campione sia risultato attento alla provenienza geografica del capo – continua De Salvo – E’ un dato che forse rispecchia la convinzione diffusa che l’attenzione alla provenienza, da sola, sia sinonimo di attenzione ai diritti dei lavoratori e dell’ambiente. Purtroppo non è così in quanto le filiere tessili sono globali dunque le fasi di lavorazioni risultano dislocate in decine di Paesi differenti”.

L’installazione, che si è chiusa a giugno, era organizzata in tre grandi strutture a pianta circolare: la prima era dedicata all’impatto ambientale della filiera tessile, con la possibilità – per i visitatori – di sperimentare le conseguenze delle loro scelte di acquisto; nella seconda il tema erano le problematiche sociali e lo sfruttamento del lavoro minorile, la terza cupola permetteva di fare un confronto tra due prodotti – un cappellino e un paio di sneaker – nei loro processi di realizzazione, dai campi di cotone al negozio: uno sostenibile, l’altro normale.

mani tese

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Credits: Agostini Lab Srl