A cura dei microrganismi

17 Gennaio 2018
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sostenibilità

La consapevolezza che i microrganismi svolgono funzioni importantissime ci aiuta a prevenire disagi e, grazie al loro monitoraggio in certi ambienti, possiamo renderli utili ai nostri bisogni. Prendere cura di noi stessi e dell’ambiente significa anche prendere cura della comunità di microrganismi che ci circonda. Informarsi su chi sono, gli ambienti di cui fanno parte nella microbiota naturale, piuttosto che diffidare o addirittura avere paura, ci permette di vivere meglio. “Addomesticarli” rende il quotidiano più ricco di esperienze e permette di ridurre l’uso di sostanze nocive per gli esseri viventi e l’ambiente.

Quando si tratta di microrganismi, spesso si fa riferimento a una malattia causata da batteri, funghi o virus. Nella comune visione della pulizia e dell’igiene, il successo dell’operazione deriva dall’eliminazione dei microrganismi presenti, soprattutto quelli che creano il disagio.

I microrganismi sono onnipresenti nel nostro ambiente al punto tale che fanno parte di noi umani e che senza di loro non saremmo in grado di vivere. In effetti, per ogni cellula umana corrispondono 10 batteri presenti sul nostro organismo.

Da quando l’uomo è diventato stanziale, ha sempre sfruttato i microrganismi per trasformare le materie prime e cibarsi. Gli esempi più conosciuti sono senza dubbio il vino, il pane, lo yogurt e la birra. In ogni cultura culinaria, si trovano delle ricette a base di prodotti fermentati. Di provenienza asiatica, i prodotti a base di soia fermentata da Arpergillus orysae come il miso e lo shoyu. Di provenienza africana, i prodotti fermentati a base di cassava come il gari, o di cereali come l’ogi.

La fermentazione delle materie prime è dovuta principalmente a funghi e batteri del genere Lactobacillus 

Lactobacillus Rhamnosus

, produttore di acido lattico. Queste trasformazioni sono benefiche per la salute umana grazie all’assunzione dei microrganismi e dei loro sottoprodotti.

Sfortunatamente, la sterilizzazione dei prodotti ha reso l’alimentazione sempre meno ricca di queste componenti, pure essendo sempre più sicura per il consumo. Le verdure fermentate come i crauti o le rape rosse fermentate sono sorgenti ricche di vitamine. Altre preparazioni conosciute sono sul mercato come il kefir d’acqua, una bevanda fermentata acidula fatta in casa. I grani di kefir sono una miscela simbiotica di microrganismi, batteri e funghi, che bonificano l’acqua zuccherata in presenza di frutta fresca acida e frutta secca. La fermentazione produce questa bevanda rinfrescante e principalmente probiotica, già ben conosciuta da tanti.

L’OMS e la FAO definiscono come probiotici “organismi vivi che, somministrati in quantità adeguata, apportano un beneficio alla salute dell’ospite”. Il mercato si è anche riempito di prodotti detti probiotici, che garantiscono una migliore vitalità dell’intestino. Sono principalmente derivati del latte, il quale è stato fermentato dai classici Lactobacillus bulgaricus e Streptococcus thermophilus con un microrganismo specifico e brevettato dalla marca. Ma niente, citato scientificamente, lo differenzia veramente da uno yogurt classico nel miglioramento delle difese immunitarie o contro il colesterolo. In effetti, le aziende produttrici pagano delle multe per la pubblicità ingannevole e una di loro è stata censurata in ottobre 2009 in Inghilterra.

I microrganismi sono utili e indispensabili. Sono un’importante parte del suolo, senza la quale il terreno perde la sua fertilità. Essi sono alla base di numerose reazioni chimiche e interagiscono con le piante in diverse modalità. La simbiosi più conosciuta è il Rhizobium con le leguminose. Tutte le piante che crescono in un terreno sano hanno una comunità di microrganismi benefici alle loro radici. Essi si comportano come scambiatori di elementi utili per la pianta e per i microrganismi.

flora intestinale

Le ultime ricerche scientifiche mettono in evidenza l’importanza delle micorrize, un’interazione fungo-pianta, presenti nell’80-90% delle piante. Esse sono alla base di un aumento delle capacità di esplorazione del suolo e di conseguenza un aumento della resistenza allo stress idrico e un miglioramento delle condizioni nutritive. Inoltre, la lotta biologica permette di riequilibrare questi fenomeni.

Per esempio, l’uso di batteri antagonisti al patogeno. Il ruolo che giocano nella degradazione della materia organica mette i microrganismi al centro dell’attenzione nella depurazione delle acque reflue, di origine urbana e industriale. Sono ultimamente molto studiati nei processi di biorecupero delle aree inquinate per esempio da idrocarburi, oppure nella produzione di bioenergie come il bioetanolo, risultante da una biotrasformazione degli zuccheri del mais da parte di microrganismi.

La trasformazione dei rifiuti organici in via anaerobica (in assenza di ossigeno) produce metano, il quale può essere utilizzato come combustibile. In diversi paesi, questo metodo è utilizzato per accendere i fornelli da cucina.

Il compost è un derivato della produzione dei microrganismi. Una parte dalla biomassa risultante dai rifiuti organici (domestici, potature) viene trasformato in un composto organico stabile e ricco di sostanze nutritive per le piante. Il processo è naturale, ed è più o meno lungo in base al monitoraggio dei parametri come l’umidità e l’aerazione del cumulo formato.

I giardinieri possono anche scoprire il bokashi di origine giapponese. Contrariamente al compostaggio classico dove la materia organica viene esposta all’aria per permettere ai microrganismi aerobi (che usano l’ossigeno) di riprodursi, il bokashi è una fermentazione anaerobica. I microrganismi coinvolti in queste trasformazioni sono i microrganismi effettivi.

I microrganismi effettivi sono stati studiati e messi in evidenza dal professore giapponese Teruo Higa. Il concetto sviluppato negli anni 80 rivela una miscela di 80 diversi microrganismi che quando sono posti in maggioranza sono capaci di influenzare positivamente la decomposizione della materia organica, che si rigenera in un processo che favorisce la vita. Fa riferimento a 3 gruppi di microrganismi: i microrganismi positivi detti di rigenerazione (10%), i microrganismi negativi detti di decomposizione e degenerazione (10%) e i microrganismi opportunisti (80%).
L’equilibrio di questi gruppi in ogni ambiente (acqua, suolo,aria, intestini) è diverso e la bilancia si sposta verso l’effetto negativo o positivo in base alla predominanza del gruppo presente. L’aggiunta di microrganismi effettivi influenza direttamente l’ambiente. È una soluzione ecologica per promuovere la salute dell’ambiente che si desidera risanare. I microrganismi effettivi hanno diverse applicazioni, si possono utilizzare in agricoltura, in casa, per l’acqua, per gli animali e per l’uomo. Esempi di risultati sono lo sgrassaggio, la riduzione degli odori di putrefazione, la  diminuzione della quantità di muffe oppure la stimolazione della salute delle piante.

I microrganismi effettivi si trovano in commercio venduto da diverse marche, sotto forme più o meno pronte e con miscele diverse in base all’azione ricercata.

Una produzione casalinga di fermenti da usare per le sue proprietà antiossidante è il Fervida. Promossi dalla Signora Cheng in Thailandia, si tratta di vegetali fermentati (frutta, foglie, erbe) in assenza di ossigeno, in acqua e in presenza di zucchero. Una miscela miracolosa? È proprio quello che sembra essere, viste le numerose indicazioni terapeutiche che le sono state conferite. La poltiglia è utilizzabile dopo 4 mesi di fermentazione e prende potenza con l’invecchiamento.

Nuove tecnologie appaiono grazie alle conoscenze acquisite sui microrganismi. È una fantastica risorsa di benessere e di risparmio sia economico sia ambientale se sappiamo usarla bene e con la consapevolezza che sono parte integrante di noi.

lauriane borget

Guida pratica ai microrganismi effettivi. Un’opportunità per la nostra terra. Anne Lorch, ed.

Techniche nuove, 2008

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Credits: Agostini Lab Srl