Continua la corsa del bio

11 settembre 2018
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BIOLOGICO

Sono positivi i dati diffusi al Sana ma raccontano anche che è in atto un cambiamento.

Ancora una volta il salone internazionale del biologico di Bologna, giunto alla sua trentesima edizione, si è aperto con una buona notizia per gli operatori: anche lo scorso anno è stato un anno di crescita. Dopo quasi un decennio di sviluppo incessante, i dati dell’osservatorio Sana 2018, presentati venerdì 7 settembre, confermano il consolidarsi del settore, anche se in un quadro mutato rispetto a qualche anno fa.

Aumentano innanzitutto le superfici coltivate, secondo i dati forniti dal Sinab superano quota 1,9 milioni di ettari nel 2017, oltre 110.000 in più rispetto all’anno precedente, con un incremento del 6,3%. Sul totale della superficie coltivata in Italia il 15,4% è dedicato al biologico, un punto percentuale in più rispetto al 2016, con punte del 20% al Sud, che resta in cima per capacita produttive. Il 46% della superficie agricola biologica italiana si concentra in tre regioni: Sicilia, Puglia e Calabria. Sale anche il numero delle imprese superando la quota dei 75.000 operatori, il 5,2% in più rispetto allo scorso anno, di cui oltre 30.000 in Sicilia, Puglia e Calabria. Sebbene sia le superfici sia gli operatori siano in aumento, lo scorso anno l’incremento era stato del 20,3% per entrambi gli indicatori. Impressiona però il confronto fra il 2010 e il 2017 che evidenzia la continuità del trend positivo: rispetto a sette anni fa le superfici sono il 71% in più e gli operatori il 59% in più.

Un primo indizio del cambiamento in atto nel settore viene dal paragone tra l’ingente aumento in termini numerici delle superfici coltivata (110.000 ettari) e l’aumento più limitato del numero di produttori e produttori/trasformatori che in totale è di poco più di 2.500 unità. “La crescita è un po’ più rallentata – afferma il coordinatore del rapporto Sinab Francesco Giardina – a dimostrazione delle dimensioni raggiunte del settore. Più il settore cresce, più si stabilizza e meno ci possiamo attendere grandi impennate. Quando l’aumento delle superfici coltivate è maggiore rispetto a quello degli operatori, un dato che ritroviamo spesso negli ultimi anni, significa che si sta accrescendo la dimensione aziendale. Il biologico italiano si sta quindi sempre più concentrando su aziende di superficie media elevata, mentre le aziende più piccole fanno fatica, anche a causa del carico burocratico”. Con la crescita il settore, fino a poco tempo fa dominato dalle piccole aziende, sta vivendo una fase di concentrazione nella quale le imprese più piccole cominciano ad aggregarsi o a sparire, mentre quelle più grandi possono organizzarsi più agevolmente in filiera, fare economia di scala e fare dei numeri che permettono di soddisfare la crescente domanda.

Il tavolo dei relatori del convegno a Sana2018

Passando ai consumi, nel 2017 continuano a crescere praticamente in doppia cifra, con un 9,6% in più rispetto al 2016, e fanno ben sperare anche i dati Ismea-Nielsen sul primo semestre del 2018, che segnano un aumento del 6,5% rispetto allo stesso periodo del 2017. In termini assoluti i consumi dei primi sei mesi del 2018, periodo tradizionalmente sfavorevole sia per la stagione fredda che per il calo fisiologico dopo le feste natalizie, hanno già superato quota 1,1 miliardi di euro.

Le stime sul fatturato assoluto del biologico italiano attribuiscono al solo mercato interno un valore di circa 2,5 miliardi di euro, cifra che non comprende le vendite presso la ristorazione privata e le mense pubbliche. Mentre l’export, che cresce circa dell’ 8%, fattura circa 2 miliardi. Si valuta che il valore complessivo del comparto si aggiri intorno ai 5 miliardi di euro all’anno. Aumenta anche l’incidenza del biologico sul totale del mercato agroalimentare: a giugno 2018 è del 3%, con un incremento dello 0,2% rispetto allo scorso anno, una quota sempre più consistente, soprattutto se si considera che nel 2017 l’agroalimentare italiano è cresciuto dell’1,2%. La distribuzione geografica dei consumi è inversa rispetto a quella produttiva e vede il Nord della penisola in testa con circa il 64% delle vendite, anche se il primo semestre 2018 fa registrare un aumento dell’1,5% nel Sud del Paese, al momento le distanze sono incolmabili. 

A detta della maggior parte degli addetti ai lavori il boom del biologico è principalmente dovuto alla sempre maggiore richiesta dei consumatori per prodotti salutari, di qualità, migliori nel gusto ed ecosostenibili. Nel corso del 2017 hanno acquistano almeno un prodotto biologico 9 consumatori su 10, di questi il 42% è un consumatore abituale. È sempre più evidente come negli ultimi anni il biologico si è trasformato da fenomeno di nicchia a tendenza fino a diventare mainstream in alcune categorie merceologiche.

Una simile evoluzione del mercato non poteva passare inosservata ai giganti dell’agroalimentare e alla grande distribuzione, che hanno investito molto nel biologico negli ultimi anni, introducendo un altro elemento che ha molto influito sul cambiamento del settore. A questo proposito è indicativo il dato sulla variazione percentuale delle vendite relative solo alla GDO tra il primo semestre 2017 e il primo semestre 2018, un saldo positivo dell’11,5% rispetto all’anno precedente: nello stesso periodo le vendite considerate nel complesso sono cresciute del 6,5%. La tendenza è confermata dal fatto che sempre nel primo semestre 2018 gli acquisti di prodotti certificati presso la GDO aumentano sempre a tassi maggiori rispetto ai consumi generali.

Dunque la grande distribuzione risulta decisiva per la crescita del fatturato complessivo: il 44% degli users bio ormai acquista in questo canale, ed è fisiologico che la sua quota di mercato aumenti a scapito dei negozi specializzati, che lasciano sul campo circa il 3%, anche se va considerato come i gruppi di consumatori a cui si rivolgono i due canali non siano esattamente sovrapponibili.

Il ruolo giocato dalla GDO ha reso molto più accessibili i prodotti biologici sia dal punto di vista del prezzo che da quello della reperibilità sullo scaffale. Le capacità distributive e la possibilità di realizzare economie di scala permettono alla GDO di far calare il differenziale di prezzo tra prodotti biologici e convenzionali, mettendo in atto una sorta di democratizzazione del bio: non a caso il confronto tra primo semestre 2017 e 2018 fa registrare una variazione positiva del 42% presso i discount. Per quanto riguarda la reperibilità sullo scaffale è rappresentativo il balzo compiuto negli ultimi anni dal numero di referenze bio a marchio del distributore, passate da 1800 nel 2014 a oltre 3500 nel 2017 con un incremento del 90%. Era quindi prevedibile un impatto negativo per i negozi specializzati la cui quota di mercato si ferma a circa 865 milioni e per la prima volta fa registrare una flessione: meno 3% rispetto al 2016.

Rispetto agli esordi il biologico italiano è molto cambiato: si è strutturato e sta vivendo fenomeni di concentrazione naturali per un mercato che negli anni si è dimostrato così dinamico. “Siamo in una nuova fase – ha detto Vincenzo Vizioli presidente dell’AIAB durante un incontro presso lo stand del MIPAAFT – in cui la parte commerciale rischia di prendere il sopravvento sul sistema valoriale del biologico. L’enfasi sulla crescita – che è in buona parte merito dei consumatori – ci può far perdere di vista il punto politico, come ad esempio il crescere delle importazioni e le conseguenti tensioni sui prezzi o che nè in campagna elettorale, né nel contratto di governo ci siano cenni al mondo del bio. Fa piacere che il sottosegretario Manzato abbia convocato il tavolo tecnico del biologico con all’ordine del giorno riprendere in mano il piano strategico nazionale targato EXPO 2015 e fare il punto sul decreto controlli. Bisogna ripartire dalla definizione di cos’è biologico nel 2020: fare un’analisi di quanto fatto finora e stabilire come muoversi in questa situazione di evoluzione”.

È normale che espansione e strutturazione del mercato sollevino interrogativi sul futuro, specie quando riguardano un settore con all’origine una forte base valoriale. L’ingresso massiccio della GDO, la concentrazione delle aziende e l’accelerazione commerciale non vanno però demonizzate a priori, perché sono le stesse dinamiche che hanno portato al successo e alla maggiore diffusione dei prodotti biologici e di uno stile di vita sostenibile. Non bisogna dimenticare quanto il successo del settore si basi sulla forte credibilità di cui gode presso i consumatori, né sottovalutare quanto le abitudini di questi ultimi siano in grado di influenzare le scelte di mercato. Dunque finchè il movimento biologico nel suo complesso, partendo dai pionieri, passando per i produttori, fino ad arrivare ai consumatori, sarà in grado di vigilare sul rispetto dei valori fondanti, garantendo ai consumatori i benefici che cercano nel biologico, le eventuali conseguenze negative della crescita potranno essere contrastate efficacemente.  

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Credits: Agostini Lab Srl