Come cresce il bio

24 Gennaio 2018
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BIOLOGICO

Aumenta la domanda, aumentano offerta e servizi.In base ai dati del Sinab, il sistema di informazione nazionale sul biologico, nel 2016 in Italia superfici e operatori sono cresciuti del 20% rispetto al 2015, arrivando a coprire quasi 1,8 milioni di ettari, circa il 14,5% della superficie agricola utilizzata.

Le aziende sono oltre 70mila, il 4,4% del totale nazionale. La regione in cui si trova la maggior estensione è la Sicilia, seguita da Puglia e Calabria. Nel 2016 le vendite di prodotti biologici hanno raggiunto i 3 miliardi di euro, con una crescita del 14% sull’anno precedente e l’export ha aumentato il valore di circa 2 miliardi di euro, facendo segnare un +15% sul 2015.

La politica agricola comune sostiene l’agricoltura biologica come risposta alla domanda dei consumatori di pratiche agricole più rispettose dell’ambiente. Fondi specifici a sostegno della conversione dei terreni da agricoltura convenzionale, consolidamento e sviluppo dell’agricoltura biologica sono previsti nei programmi di sviluppo rurale. Le aziende bio sono inoltre considerate ‘verdi per definizione’ e percepiscono l’integralità degli aiuti diretti della Pac senza dover seguire le pratiche agronomiche cui è vincolato il 30% dei pagamenti e che sono obbligatorie invece per le aziende che fanno agricoltura ‘convenzionale’. Possono inoltre essere attivate risorse nei programmi operativi preparati dalle organizzazioni di produttori di frutta e ortaggi. Dal 2009, l’Ue ha riconosciuto l’acquacoltura biologica, con un regolamento che stabilisce i principi per allevare con tecniche biologiche e certificare l’allevamento di pesci d’acqua dolce e d’acqua salata, gamberi e altri molluschi, cozze, ostriche e anche alghe. Dal 2010 è diventato obbligatorio l’uso del logo Ue, che assicura al consumatore che il prodotto che stanno comprando è conforme alla regolamentazione europea.

Nel 2017, dopo oltre tre anni di dibattito, l’Ue ha approvato nuove regole su produzione e commercializzazione dei prodotti bio. A spingere per la revisione delle norme, che in alcuni casi risalivano a vent’anni fa, è stata la forte espansione del settore, diventato più articolato, complesso e per questo potenzialmente più esposto al rischio frodi. Le novità principali riguardano gli standard di qualità dei prodotti importati, che dovranno essere gli stessi di quelli europei, l’introduzione di certificazioni di gruppo per ridurre i costi per le piccole aziende e controlli estesi a tutta la filiera anche se meno frequenti per chi è risultato in regola dopo diverse ispezioni. Per motivi differenti, le nuove norme sono state molto criticate dalle molte componenti del settore biologico e dovrebbero cominciare ad applicarsi dal 2021.

 

 

da Ansa

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Credits: Agostini Lab Srl