2040: “carne” si, ma non da animali macellati

17 Giugno 2019
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MERCATO

Per il 60% avrà il sapore di carne, ma sarà vegetale o coltivata in laboratorio.

Uno studio della AT Kearney, che ha raccolto prevalentemente valutazioni dei maggiori esperti del settore, evidenzia sia l’insostenibile impatto ambientali della produzione di carne convenzionale sia le preoccupazioni dei consumatori sul benessere degli animali nell’agricoltura industriale.

“Il passaggio a stili di vita flessibili, vegetariani e vegani è innegabile”  spiega Carsten Gerhardt, partner di AT Kearney, intervistato dal quotidiano inglese Guardian. Questo significa che per gli irriducibili consumatori di carne non dovrebbe sostanzialmente cambiare nulla, con una carne “artificiale” o con quella proveniente da allevamenti bio, in linea con quanto lavitabio.it sostiene da tempo: il consumo di carne provenienti da filiere industriali sarà sostituito facilmente e resisterà solo per il suo più basso costo (per le big company).

Il rapporto valuta che entro il 2040, il 35% di tutta la carne presente in commercio sarà coltivata in laboratorio e il 25% sarà rimpiazzato da alternative a base di proteine vegetali.

“Il settore dell’allevamento su larga scala è visto prevalentemenre come un male inutile“, afferma il rapporto. I vantaggi delle cosiddette carni vegetali, sì, è inutile chiamarle diversamente, e della sperimentazione di nuove produzioni “in laboratorio” rispetto alla carne convenzionale è innegabile ed “è solo una questione di tempo, prima che questo prodotti acquisiscano una quota di mercato sostanziale”.

Quasi la metà delle coltivazioni mondiali servono a nutrite il bestiame, ma solo il 15% delle calorie delle piante finiscono nel piatto, al contrario la carne coltivata e le alternative veg conservano il 75% delle calorie iniziali. Il potenziale disagio dei consumatori non sarà un ostacolo, afferma il rapporto, citando ricerche effettuate negli Stati Uniti, in Cina e in India. ”La carne coltivata vincerà nel lungo periodo”. Il ruolo delle alternative vegetali sarà fondamentale “nella fase di transizione.”

Ricerche di questo livello servono a definire i contorni dei consumi dei consumi del futuro ed evidenziano uno spazio di mercato – 40% – che inevitabilmente riguarda le filiere sostenibili, quelle che oggi conosciamo come “bio”.

 

Nella foto il primo burger bovino sviluppato in laboratorio (2013)

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Credits: Agostini Lab Srl